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Le parole non dette quando muore un paese

Cronaca
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Ci sono parole non dette nella visita del ministro Musumeci a Ischia

Ci sono parole non dette nella visita a Ischia del ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare, on. Nello Musumeci, invitato dal commissario straordinario di Governo, avv. Marcello Feola, per assistere al primo colpo di piccone per la demolizione dell’ex Istituto Ibsen e la realizzazione di unità abitative destinate all’atterraggio e alla ricollocazione di nuclei residenziali in via Principessa Margherita, a Casamicciola Terme.

Questo è quanto riporta il cartello esposto sul posto, che indica anche il nome del direttore dei lavori, ing. Salvatore Russo, e l’importo dell’intervento: 689.556,88 euro. La tabella mostra inoltre una fotografia aerea dell’edificio e un’altra relativa alla «proposta progettuale della realizzazione delle unità abitative».

È evidente che si tratta di una proposta progettuale, ben lontana da un progetto esecutivo. Per quest’ultimo, così come per la proposta progettuale del centro scolastico nell’ex Pio Monte della Misericordia, l’Agenzia del Demanio, incaricata della progettazione, ha chiesto e ottenuto dalla giunta del sindaco Giosy Ferrandino una proroga che porta il termine per la definizione dei progetti a luglio 2027.

Nella mia lunga vita di cronista ho partecipato a molte inaugurazioni di edifici pubblici, ma si trattava di opere ormai completate. Il presidente della Provincia e il ministro arrivavano in pompa magna, con tanto di benedizione del vescovo, per celebrare la realizzazione dell’opera pubblica.

Negli anni Ottanta e Novanta del Novecento abbiamo inaugurato numerosi edifici scolastici insieme ai presidenti Franco Iacono e Amato Lamberti, in diverse aree, soprattutto periferiche, dell’area metropolitana di Napoli.

Nel 1984 partecipai all’inaugurazione del Palazzo dello Sport di Ischia, con il sindaco d’Ischia Enzo Mazzella e alla presenza del ministro dell’Interno, on. Antonio Gava.

Nel 1999 partecipai all’inaugurazione del Museo archeologico di Villa Arbusto, alla presenza del sindaco di Lacco Ameno, on. Domenico De Siano, e dell’archeologo Giorgio Buchner, scopritore di Pithekoussai. Dopo 19 anni dall’acquisizione di Villa Arbusto da parte del Comune, grazie anche ai determinanti contributi finanziari della Provincia di Napoli e della Regione Campania, si realizzava finalmente l’aspirazione di una vita intera di ricerche e studi.

Il professor Vincenzo Mennella, sindaco di Lacco Ameno e tenace sostenitore dell’acquisto di Villa Arbusto e della realizzazione del Museo di Pithekoussai, era morto da quattro anni.

Un’altra splendida inaugurazione alla quale partecipai fu quella dell’apertura al pubblico di Villa La Mortella, a Forio, con il suo incantevole giardino esotico appartenuto a Sir William e Lady Walton. L’apertura al pubblico fu annunciata alla Borsa Internazionale del Turismo di Milano nel 1991.

Non avevo mai partecipato alla demolizione di una scuola.

Nell’anno che segna l’ingresso nel decimo anniversario del terremoto del 2017 e a quattro anni dalla sanguinosa alluvione, dopo aver scritto fiumi d’inchiostro, avanzato proposte, organizzato convegni, conferenze stampa e mostre, pubblicato giornali e la rivista Il Continente, promosso sottoscrizioni e lanciato un «Manifesto per Casamicciola che è Ischia», avrei voluto partecipare all’inaugurazione di una nuova opera pubblica.

Avrei voluto vedere nascere una scuola, un centro culturale polivalente, il recupero dell’Osservatorio Geofisico o la riapertura della Villa Comunale della Bellavista, dove nel 1999 realizzai il Museo civico di Casamicciola con il sostegno del Servizio Sismico Nazionale e del professor Giuseppe Luongo, coordinatore della monumentale monografia sul terremoto del 1883.

Insomma, avrei voluto assistere alla nascita di una grande opera pubblica, capace di dare un segno concreto di rinascita.

La ricostruzione, naturalmente, era ed è complessa: trentamila domande di condono edilizio nei sei Comuni dell’isola, una cementificazione selvaggia con circa centomila vani realizzati in settant’anni senza un Piano regolatore generale e tre rischi naturali pesantissimi: sismico, vulcanico e idrogeologico.

E invece si celebra la demolizione di una scuola.

Uno spettacolo triste.

La presidente del Consiglio d’istituto dell’Istituto comprensivo «Enrico Ibsen», ospitato provvisoriamente da nove anni nell’ex albergo Le Zagare, Anna Maria Patalano, ha pubblicato su Facebook un post che riporto integralmente, perché contiene le migliori parole non dette in questa occasione.

Eccolo:


Quando si abbatte la storia di un paese, non è mai soltanto una questione di mattoni

Oggi si demolisce una scuola, simbolo del nostro paese, luogo di crescita, di ricordi e di vita per intere generazioni. E insieme ai muri rischia di crollare anche un pezzo della nostra identità.

La domanda è semplice: siamo davvero sicuri che cancellare il passato sia l’unico modo per costruire il futuro?

Una scuola non è un edificio qualsiasi. È un luogo che appartiene alla comunità, che custodisce storie, sacrifici, emozioni e ricordi che nessun progetto nuovo potrà mai restituire.

E fa male vedere con quanta facilità si possa cancellare ciò che per tanti cittadini ha rappresentato una parte importante della propria vita. Perché prima di abbattere un edificio bisognerebbe fermarsi a riflettere sul suo valore storico, sociale e affettivo.

Il progresso non può essere soltanto cemento nuovo e ruspe in azione. Il vero progresso è saper rinnovare senza distruggere la memoria e senza cancellare le proprie radici, rispettando anche i sentimenti di chi lo vive.

Un paese che non rispetta la propria storia rischia di perdere anche la propria identità.

Si è fatto tutto il possibile per salvare un simbolo così importante per la nostra comunità?

Le ruspe possono abbattere i muri in poche ore. Ma la delusione di chi vede scomparire un pezzo della propria storia non si cancella così facilmente.

IL FUTURO SI COSTRUISCE, MA NON SI COSTRUISCE CANCELLANDO TUTTO CIÒ CHE CI HA PRECEDUTO.