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Coesione: un termine abusato ma necessario

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Coesione. È probabilmente la parola più usata negli ultimi trent’anni per indicare l’inevitabile processo di unità economica e sociale di aree geografiche omogenee che presentavano evidenti squilibri socioeconomici tra diversi Comuni di uno stesso territorio.

Il termine cominciò a circolare fino a diventare inflazionato negli anni ’90, dopo la chiusura della Cassa per il Mezzogiorno e delle varie “agenzie pubbliche” nel 1992. “Coesione” sostituì la parola “Programmazione”, che aveva dominato la semantica degli interventi straordinari nel Mezzogiorno per circa quarant’anni.

Negli anni ’90, al “sostegno al Sud” subentrò il concetto di “patto”: nacquero così i patti territoriali, strumenti di finanza di territorio volti a promuovere investimenti pubblici e privati in aree omogenee, con una remunerazione del capitale a lungo termine, poco attrattiva per speculazioni a breve termine. Ricordo personalmente questa esperienza, naturalmente destinata al fallimento. Fu in questo contesto che si impose il termine “Coesione”.

Il caso dell’isola d’Ischia è emblematico: sei Comuni ma un’unica economia, interamente fondata sul turismo, con un indotto commerciale e dei servizi nato dopo il boom degli anni ’60, grazie ai grandi alberghi termali e alla jet society internazionale portati sull’isola dall’imprenditore Angelo Rizzoli, con il sostegno pubblico della Cassa per il Mezzogiorno.

Dopo la Golden Age (1960-1990), iniziò una lunga stagione di difficoltà, amplificata dalla rivoluzione industriale della telematica e da quella finanziaria della moneta unica per 12 paesi europei, con la Germania come nostro miglior cliente per cinquant’anni. A questi sconvolgimenti si sono aggiunte le due catastrofi naturali del 2017 e del 2022 – terremoto e alluvione – che hanno colpito soprattutto la cittadina e la popolazione di Casamicciola.

Una vera coesione territoriale avrebbe dovuto partire non solo con una ricostruzione massiccia, ma anche con un immediato piano economico e finanziario, richiesto da Casamicciola come atto di solidarietà verso gli altri cinque Comuni di questa piccola identità antropologica, caratterizzata dal più alto campanilismo.

I due eventi naturali hanno distrutto a Casamicciola almeno 25 attività alberghiere, termali e commerciali. A Lacco Ameno i danni hanno riguardato solo tre strutture, mentre a Forio non si sono registrate perdite significative. Gli effetti delle catastrofi sono visibili soprattutto a Casamicciola, che ha perso gran parte del valore della denominazione “Terme” che portava dal 1956. La cittadina appare oggi quasi assimilabile a un luogo in via di sviluppo o sottosviluppato, in perdita di sviluppo economico e turistico.

Riscoprire il valore del termine “Coesione” non è dunque un esercizio verbale: è un impegno concreto, che deve avere come protagonista il neocommissario Avv. Marcello Feola.

G. M. – Il Continente – 19 febbraio 2026